Quest’anno ricorre il centenario dell’impresa dannunziana di Fiume, comportando di conseguenza una particolare attenzione ed una riscoperta di quel fenomeno sociale che durò circa un anno, dal 12 settembre 1919 al 24 dicembre 1920. Varie furono le componenti in gioco che resero possibile quell’avventura, tra queste un posto di primo piano spetta alle massonerie allora esistenti in Italia, il Grande Oriente di Palazzo Giustiniani (G.O.I.) e la Serenissima Gran Loggia di Piazza del Gesù (S.G.L.D.I.).
Entrambe le Comunioni erano formalmente legittimiste, vicine al governo di Francesco Saverio Nitti prima e di Giovanni Giolitti poi, oltre che fedeli alla Corona di Vittorio Emanuele III. In realtà, soprattutto il Grande Oriente, covavano spinte centrifughe e ribellistiche, in linea con pezzi importanti delle loro Obbedienze, che comportavano sostegno ed aiuto in varie modalità: finanziario, burocratico, politico ed umano. Quest’ultimo aspetto fece sì che partecipassero a quell’avventura una moltitudine di Massoni delle due Comunioni.
In questo contesto si rinvengono sia uomini d’azione che di pensiero. Così troviamo Attilio Prodam, l’Argonauta del Carnaro, per la Serenissima Gran Loggia e Alceste De Ambris per il Grande Oriente, tra i più importanti esponenti di queste Massonerie. Prodam, membro del Supremo Consiglio R.S.A.A. nel 1925, Sovrano Gran Commendatore 1946-1957, da Maestro Venerabile avrebbe iniziato, secondo una testimonianza, Gabriele D’Annunzio nella sua Loggia XXX Ottobre di Fiume, all’obbedienza del G.O.I. Altro ruolo preparatorio ebbe la Loggia Sirius di Fiume, all’obbedienza della S.G.L.D.I., guidata dal Maestro Venerabile Arturo Steinacker, direttore della Banca di Credito Fiumana, dove era iscritto il sindaco della città Antonio Vio. Il sindacalista rivoluzionario carrarese Alceste De Ambris, massone dal 1915, fu Capo di Gabinetto di D’Annunzio dal gennaio 1920, elaborò la Carta del Carnaro, Costituzione del nuovo Stato della Reggenza del Carnaro, ove vennero trasfusi, in special modo nelle parti riguardanti la scuola, il lavoro e la giustizia, principi e metodi massonici.
Comunque, ab initio, i sette ufficiali dei Granatieri che firmarono il giuramento Fiume o morte a Ronchi di Monfalcone, consegnato a D’Annunzio, erano massoni. Giacomo Treves, capostazione delle Regie Ferrovie, Maestro Venerabile della Loggia Ausonia di Torino, fondatore della Loggia G. Oberdan di Trieste nel dicembre del 1919, era Ambasciatore del Gran Maestro Domizio Torrigiani presso D’Annunzio e viceversa. Giuseppe Giulietti, Deputato socialista riminese, capo del potente sindacato della Federazione dei Lavoratori del mare, Maestro della Loggia “Aurora Risorta” di Genova del G.O.I., si adoperò per procurare viveri, armi ed opportunità politiche e tattiche per D’Annunzio. Giuseppe Ciraolo, Presidente del Rito Simbolico Italiano del G.O.I., nonché Presidente della Croce Rossa Italiana, procurò viveri, medicinali e vestiario alla popolazione di Fiume, in sofferenza per l’assedio delle forze militari italiane.
Costoro furono gli elementi di primo piano che iniziarono e gestirono l’avventura fiumana, ma accanto a questi c’è una moltitudine di massoni, talvolta pittoresca, non di secondaria importanza.
Il primo da annoverare è Guido Keller, nobile milanese, asso dell’aviazione, personaggio pittoresco per le sue stravaganze; il generale Sante Ceccherini, pluridecorato di guerra, iscritto alla R.L. Concordia di Firenze; il tenente Augusto Picardi, che concluse la carriera militare coi gradi di generale, iscritto alla R.L. Adriano Lemmi di Viterbo, nel secondo dopoguerra fu Sovrano Gran Commendatore della Serenissima Gran Loggia d’Italia; il tenente Mario Magri, pluridecorato di guerra, fondatore con Keller dell’Ufficio Colpi di Mano di Fiume, da cui organizzò con successo operazioni rocambolesche; da antifascista subì 17 anni di confino politico, iscritto alla R.L. Carlo Pisacane di Ponza a Roma, attivo nei ranghi della Resistenza romana fu trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine; Giovanni Marinelli, futuro segretario amministrativo del Partito Nazionale Fascista, fucilato nel 1944 a seguito di condanna a morte del Tribunale di Verona per aver approvato l’ordine del giorno Grandi, che decretò la fine del governo Mussolini il 25 luglio 1943; l’ammiraglio Luigi Rizzo, pluridecorato di guerra, iscritto alla R.L. XX luglio 1860 di Milazzo.